ERNIA DISCALE VERTEBRALE

L’ernia del disco è una affezione della colonna vertebrale in cui a causa della degenerazione dell’anulus fibroso del disco vertebrale, si può verificare una piccola rottura, lacerazione, dell’anulus fibroso, o un suo sfiancamento, con conseguente dislocazione del nucleo polposo. Quest’ultimo può quindi andare ad irritare o comprimere l’emergenza delle strutture nervose adiacenti con sintomi vari che possono andare dalle parestesie (formicolio, sensazione di una ragnatela, intorpidimento, riduzione della sensibilità cutanea, dolore, bruciore, sensazione di caldo o freddo) all’impotenza funzionale dell’arto (es. riuscire a tirare su il piede).
Il cedimento dell’anulus avviene di solito nell’ambito di un processo lento degenerativo a carico di tutto il complesso osteo-articolare tra una vertebra e l’altra e quindi dovrebbe coinvolgere fasce di età medio-avanzata. Invece la vita sedentaria, il sovrappeso e il ripetersi di ripetuti micro-o macrotraumi sulla colonna vertebrale può provocare una precoce degradazione di tali strutture anatomiche e quindi portare al manifestarsi clinico in età anche giovanile.
La degenerazione e quindi l’ernia del disco sono spesso legati a fattori congeniti genetico-familiari, attivati o rivelati poi da varie cause come stress e traumi vertebrali, protratte posture viziate, maldistribuzione di carichi sulla colonna ed altri. La responsabilità di fattori genetici spiega i moltissimi casi di degenerazioni discali nell’adolescenza. Il fumo, l’uso eccessivo dell’automobile ed il sovrappeso sono noti fattori favorenti l’usura del disco e quindi la formazione di un’ernia.
Le ernie più frequenti sono soprattutto quelle lombari, seguite poi da quelle cervicali e infine da quelle dorsali. Sono però frequenti i casi di ernie multiple.


In rapporto al grado di fuoriuscita del nucleo, abbiamo:

  • ernia contenuta, quando il disco presenta una sporgenza circoscritta nel canale vertebrale (l’anello è sfiancato ma non completamente rotto) e il nucleo polposo non ha superato il legamento longitudinale posteriore;
  • ernia protrusa, da non confondere con la protrusione: è una vera e propria ernia, che consiste nello spostamento parziale del nucleo, a livello del midollo spinale, che quindi rompe le fibre dell’anulus e il legamento posteriore, ma lo stesso nucleo rimane, seppur in parte, attaccato al centro del disco nel quale alloggia normalmente;
  • ernia espulsa o migrata, quando vi è rottura dell’anello fibroso e fuoriuscita nel canale vertebrale di materiale discale che và a migrare sotto o sopra la vertebra vicina.

La protrusione discale è invece una discopatia, ossia un’alterazione del disco intervertebrale; consiste nello schiacciamento da parte del nucleo delle fibre dell’anello. Tuttavia ciò non comporta una rottura delle fibre dell’anello stesso, come succede nell’ernia, ma il suo schiacciamento, soprattutto a livello del legamento longitudinale posteriore.

Essa «accade quando il disco perde la sua consistenza originaria e le sue capacità di ammortizzare i carichi delle vertebre: deformandosi, protrude, cioè deborda e invade spazi non dovuti, per esempio toccando le radici nervose». Una protrusione importante può essere definita come l’anticamera dell’ernia del disco. Nei casi gravi, il disco arriva a comprimere radici nervose e dura madre (ovvero la guaina che riveste il midollo spinale).

La protrusione discale può essere asintomatica, ma spesso provoca dolori localizzati, a volte anche forti, o diffusi lungo il nervo che va a disturbare (sciatica).

In età giovanile le ragioni più frequenti di protrusioni sono sforzi eccessivi (anche da sport violenti), traumi o movimenti sbagliati ripetuti quotidianamente. Con l’età, la predisposizione genetica può sommarsi a posture sbagliate e sedentarietà.

Il 90% delle problematiche dovute a protrusioni si risolve con la massoterapia e la fisioterapia funzionale.

QUALI SONO I SINTOMI?

La “classica” sintomatologia dell’ernia del disco lombare (che è la più frequente) inizia in genere con il cosiddetto “colpo della strega” (lombalgia acuta con sciatalgia).

A seconda della localizzazione però, (cervicale, lombare o dorsale) si può avere:

  • cervicalgia; cervico-brachialgia(ovvero dolore irradiato all’arto superiore), disturbi di sensibilità, motilità, trofismo e riflessi agli arti superiori;
  • dolore dorsale; dolore intercostale;
  • dolore lombare (lombalgia); lombo-sciatalgia o sciatica, lombo-cruralgia (quando il dolore interessa il nervo crurarle posto davanti la coscia); disturbi di sensibilità, motilità, trofismo e riflessi agli arti inferiori; difficoltà a stare fermi a lungo in piedi; disturbi sessuali; disturbi sfinterici.

Oltre alla contrattura della muscolatura paravertebrale ed alla limitazione della motilità della colonna specie in flesso-estensione ed in rotazione, si ha dunque una sintomatologia che interessa alcune zone a seconda della radice nervosa interessata. Spesso in queste zone, corrispondenti a determinate radici nervose, sono presenti parestesie.

Le radici più colpite sono la L5 (ernia dello spazio L4-L5) e la S1 (ernia dello spazio L5-S1). Con minor frequenza è colpita la radice L4 (ernia dello spazio L3-L4).

PERCHÉ È IMPORTANTE FARE LA FISIOTERAPIA?

Il trattamento, soprattutto all’inizio, è quasi sempre conservativo e si ricorre all’intervento chirurgico solo nei casi di deficit neurologici (perdita di forza o di sensibilità). Il vero problema dell’ernia del disco non è tanto il singolo episodio, che può guarire, bensì la tendenza alle recidive successive. Le recidive dopo un intervento chirurgico raggiungono anche il 70% entro i 5 anni, ecco perché si tende a non operare e ad avere un approccio più conservativo con la fisioterapia. L’intervento chirurgico dovrebbe rappresentare “l’ultima spiaggia” per il paziente affetto da ernia discale.

Il trattamento di queste patologie a carico del tratto cervicale e lombare prevede dunque, l’uso delle terapie fisiche per togliere l’infiammazione e di una specifica Ginnastica Posturale che mira ad allungare, rendere più elastica e flessibile la muscolatura e la colonna stessa per ottenere, anche mediante dei “pompage”, una decompressione della radice nervosa interessata. Anche in questo tipo di problematiche, ci tengo a sottolineare come il lavoro di scarico in acqua sia importantissimo. L’integrazione di metodiche come il massaggio, il kinesiotaping, l’idrokinesiterapia e successivamente la ginnastica posturale e la terapia manuale, rappresentano spesso l’optimum terapeutico.

Data l’estrema varietà di situazioni il trattamento sarà comunque programmato caso per caso.

L’Autore dell’articolo con lo pseudonimo di olosdoc è la Dott.ssa Nicoletta Brusciani https://trovainzona.it/dott-ssa-Nicoletta-Brusciani alla quale si può richiedere un consulto, inviando un messaggio con WhatsApp da qui o tramite gli altri metodi di contatto disponibili sulla sua pagina.

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